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Newsletter 3 - 9 maggio 1999

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Newsletter 3 - 9 maggio 1999

 

  • La legge sulla privacy  tutela l´identità personale.
  • Trasparenza degli archivi per i cittadini.
  • Il Garante al Forum P.A. ´99.
  • Le norme sull´uso dei dati sensibili nella P.A.
  • Privacy e T.L.C. Il Garante chiede informazioni ai gestori.
  • Consumatori schedati.
  • Chi vigila sulla rete?
  • La fine della privacy.

 

La legge sulla privacy tutela l´identità personale

La legge n.675 del 1996 tutela la dignità delle persone anche sotto il profilo della loro identità.
Un caso significativo è stato sottoposto al Garante: una persona ha chiesto ad un quotidiano di  rettificare i  suoi dati personali allo scopo di evitare la confusione venutasi a determinare tra lei ed un´altra persona.
Il quotidiano, infatti, aveva più volte attribuito, in alcuni articoli, il cognome dell´interessata ad un´altra donna, in precedenza sposata con il suo coniuge, ma  il cui matrimonio era stato poi annullato. Gli articoli attribuivano all´interessata atti, iniziative e fotografie relative all´altra persona.
Non avendo avuto soddisfazione, l´interessata ha presentato, ai sensi dell´art.29 della legge n.675,  ricorso al Garante chiedendo che venissero tutelati i suoi diritti.
Il Garante ha innanzitutto, come previsto dalle norme sui ricorsi,  invitato il quotidiano ad aderire spontaneamente alle richieste dell´interessata.
Non avendo ottenuto alcun riscontro, l´Autorità  ha ritenuto il comportamento del quotidiano lesivo del diritto all´identità personale, tutelato dall´art.1 della legge n.675. Ha accolto, pertanto, il  ricorso e  ha disposto  che il quotidiano rettifichi i dati personali che riguardano l´interessata, registrati nei propri archivi o comunque utilizzati dall´editore e del quotidiano. L´Autorità ha inoltre invitato editore e quotidiano ad attestare alla ricorrente  che la rettifica è stata portata  a conoscenza dei lettori, attraverso la pubblicazione sul medesimo quotidiano di  un apposito comunicato nel quale si informi che le notizie pubblicate,  riferite per errore alla ricorrente, riguardavano un´altra persona.
Il provvedimento del Garante, ha determinato anche l´ammontare forfettario delle spese relative al ricorso da porre a carico (così come previsto dal D.P.R. 501 del 1998 che disciplina il procedimento dei ricorsi) dell´editore e del quotidiano, in quanto parte soccombente.

 

Trasparenza degli archivi per i cittadini

Un cittadino ha diritto a conoscere, in maniera chiara e comprensibile, tutti i dati personali che lo riguardano contenuti in un archivio e non attraverso la sola indicazione delle loro tipologie.
Questo è il principio ribadito dal Garante nell´accogliere il ricorso di una persona che aveva chiesto di accedere ai dati personali contenuti nell´archivio del proprio legale, a cui aveva revocato il mandato, e di interrompere il relativo trattamento.
All´invito formulato dall´Autorità di aderire spontaneamente alle richieste dell´interessato, il legale aveva risposto di essere in possesso di alcune tipologie di dati (ossia di informazioni fiscali e relative agli atti di una causa) e di avere interrotto il trattamento dei dati, ad esclusione di quelli strettamente necessari a documentare l´attività professionale svolta.
La risposta non è stata ritenuta esauriente dall´Autorità per due ordini di motivi: innanzitutto la risposta fornita dal legale non indica le informazioni personali trattate dall´avvocato, come invece previsto dall´articolo 13 della legge n. 675 del 1996 ma solo le loro categorie.
Riguardo, poi, alla interruzione del trattamento dei dati dell´interessato e alla loro cancellazione, l´Autorità ha sottolineato l´obbligo per l´avvocato di specificare quali dati personali non siano stati cancellati allo scopo di documentare l´opera professionale svolta, e le concrete esigenze connesse alla loro conservazione, in modo tale da consentire all´interessato di verificarne effettivamente i presupposti e la necessità.
Il Garante ha, pertanto, invitato il legale a comunicare integralmente ed in forma comprensibile all´interessato i dati che lo riguardano (nel caso non sia possibile estrapolare l´informazione da propri archivi e documenti, egli può esibire o consegnare alla ricorrente copia della documentazione), e specificando quali informazioni non verranno cancellate ai fini della dichiarata esigenza di documentazione della propria attività professionale.
Il provvedimento del Garante, ha determinato anche l´ammontare forfettario delle spese relative al ricorso da porre a carico, così come previsto dal d.P.R. 501 del 1998 che disciplina il procedimento dei ricorsi, del legale in quanto parte soccombente.

 

Il Garante al Forum P.A. 1999

Il Garante per la protezione dei dati personali partecipa quest´anno, per la prima volta, al "FORUM DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 1999", che si svolgerà dal 4 all´8 maggio alla Fiera di Roma.
Nell´ambito della mostra-convegno dedicata al tema "Reinventare le pubbliche amministrazioni per lo sviluppo del Paese", si svolgerà il convegno su (Pubbliche amministrazioni e privacy", previsto per il giorno 4 maggio alle ore 15.00, presieduto dal Presidente del´Autorità, Stefano Rodotà con la partecipazione del Vice Presidente dell´Autorità Giuseppe Santaniello, del Ministro per le riforme istituzionali, Giuliano Amato, di Marcello Clarich, ordinario di diritto amministrativo, e del Sindaco di Siena, Pierluigi Piccini.
Gli altri componenti dell´Autorità parteciperanno come relatori a due convegni: Ugo De Siervo, interviene al convegno su "La ricerca in campo sanitario: un´occasione di sviluppo per il Paese", in programma il 5 maggio alle ore 15, e Claudio Manganelli a quello su "Call center, riconoscimento vocale e servizio ai cittadini", in programma il 4 maggio alle ore 15.00.
L´Autorità è presente al Forum con un proprio stand. Per l´occasione, è stato realizzato il CD rom "Cittadini e società dell´informazione", che raccoglie atti e documenti riguardanti il ruolo e l´attività del Garante, la normativa di riferimento nazionale e internazionale, le pubblicazioni curate dall´Ufficio.
Il CD verrà distribuito ai visitatori nelle giornate della manifestazione.

 

Le norme sull´uso dei dati sensibili nella P.A.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha esaminato lo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri il 22 aprile 1999 scorso sul trattamento dei dati "sensibili" e giudiziari da parte dei soggetti pubblici.
Lo schema è stato già inviato, come previsto, alle Camere e dovrebbe essere approvato entro l´8 maggio prossimo.
L´Autorità ha riconosciuto che il provvedimento introduce alcune importanti necessarie garanzie che integrano quelle previste dalla legge n. 675 del 1996. Pur in presenza, infatti, di una ricognizione obiettivamente complessa dei trattamenti effettuati dalle pubbliche amministrazioni, le scelte legislative hanno evitato soluzioni che sarebbero risultate contrastanti con il livello di tutela previsto dalla normativa comunitaria e con i presupposti della legge delega, oltrechè disarmoniche rispetto al quadro ugualmente elevato, di garanzie che la legge n. 675 pone a carico dei privati e degli enti pubblici economici.
In merito al provvedimento il Garante ha formulato alcune proposte di miglioramento, in particolare riguardanti una più dettagliata individuazione delle finalità di rilevante interesse pubblico in base alle quali trattare i dati nel settore tributario e sanitario.
Per quanto riguarda il settore sanitario, inoltre, il Garante ha auspicato che si provveda quanto prima al varo del decreto che renda effettiva la prevista disciplina sulla riservatezza dei dati nelle ricette mediche.
Dando positivamente atto che nella fase di approvazione del decreto si è svolta una effettiva e concreta consultazione dell´Autorità, il Garante ha, infine, sottolineato la necessità che il bilanciamento tracciato tra la tutela dei diritti degli interessati e le esigenze delle pubbliche amministrazioni sia ora realizzato in concreto, attraverso la reale e tempestiva attuazione da parte di queste ultime delle misure previste dallo schema di decreto legislativo, in modo da rendere effettiva la trasparenza che esso stabilisce riguardo alle modalità di utilizzo dei dati "sensibili" da parte dei soggetti pubblici.

 

Privacy e Tlc. Il Garante chiede informazioni ai gestori

Come annunciato, il Garante ha inviato una richiesta di informazioni ai quattro gestori telefonici nazionali allo scopo di poter valutare compiutamente le modalità di attuazione del decreto legislativo n. 171/1998 su privacy e telecomunicazoni, in particolare riguardo al servizio di identificazione della linea chiamante e alle chiamate di disturbo.
Il Garante ha chiesto ai gestori dettagliati elementi in particolare per quanto riguarda:

  • le modalità di attivazione e funzionamento dei servizi, delle relative funzioni e delle altre prestazioni connesse;
  • le reti e gli apparecchi per i quali tali servizi sono disponibili;

il quadro analitico dei costi addebitati agli abbonati, inclusi quelli relativi all´installazione di eventuali ulteriori dispositivi ed apparecchi; le misure previste per la presentazione dell´identificazione della linea chiamante, per la sua eliminazione e per il rifiuto delle chiamate entranti.

 

Consumatori schedati
(seconda parte di un´inchiesta pubblicata su Le Monde Interactif del 21 aprile)

Due società hanno esaminato al microscopio quasi 8 milioni di famiglie francesi.
Di primo acchito, si potrebbe giurare che si tratta di due imprese gemelle. Consodata e Claritas svolgono in effetti la stessa attività, hanno un target identico e la loro sede si trova nella stessa cittadina, Levallois-Perret nel dipartimento Hauts-de-Seine.
Le leggi della concorrenza ne fanno però due rivali. Entrambe sono nate negli anni ´90; oggi si contendono un mercato assai ricco, quello delle megabasi di dati.
La Claritas, diretta da Hervé Pointillard, fa parte del gruppo olandese VNU, mentre Consodata è stata creata dal suo attuale presidente, Marc Hénon. Queste due società di servizi sono attualmente le uniche operanti in Francia nel settore di attività in oggetto. Il segreto del successo è rappresentato da enormi archivi informatici in cui sono censite le abitudini di consumo di quasi 8 milioni di famiglie francesi. E´ possibile definire un profilo esatto del singolo consumatore sulla base di qualcosa come 20 milioni di questionari distribuiti ogni anno sull´intero territorio nazionale, attraverso la posta ovvero su riviste. I campioni gratuiti o i buoni-sconto assicurano un ritorno nell´ordine del 5% del totale.
Si tratta in tutto di 200 domande. "Ci vuole del tempo per compilarlo, ma la gente adora parlare di sé", sottolinea Hervé Pointillard. In effetti, è proprio questo l´obiettivo che si intende raggiungere: conoscere il nome della singola persona, quello dei figli, il reddito, ma anche il canale televisivo preferito o la data in cui si prevede di cambiare l´automobile. Informazioni preziose che, è facile immaginare, suscitano l´interesse di numerose imprese commerciali.
Le tariffe variano a seconda della domanda. In media, ogni quesito costa fra i 90 centesimi di franco e sostiene Hervé Pointillard. Alla domanda "Avete una linea di condotta?", Marc Hénon risponde: "La legge vieta domande relative alla fede religiosa, alle opinioni politiche o alle abitudini sessuali delle persone. Io applico anche le leggi del mio personale codice morale. Di recente mi sono rifiutato di vendere un questionario ad un´associazione anti-IVG (interruzione volontaria di gravidanza)". E Hervé Pointillard di rincalzo: "Bisogna farla finita con la storia secondo cui saremmo "tutti schedati".
Dati sanitari: dati statistici
Se c´è un settore in cui il problema del trattamento dati suscita reazioni scomposte, è senz´altro quello della medicina. Lo dimostrano, una volta di più, le recenti vicissitudini della carta Sésame-Vitale. Presso la Cegedim, una società francese specializzata nel marketing sanitario, la vendita di dati provenienti dagli ambulatori dei medici costituisce da oltre dieci anni un´attività assai fiorente. Con il beneplacito della CNIL (Commissione nazionale dell´informatica e delle libertà) e del Consiglio dell´ordine dei medici. "Forniamo dati a laboratori farmaceutici o all´Agenzia per il farmaco, per studi epidemiologici e test di efficacia", precisa Jean-Claude Labrune, presidente e direttore generale della Cegedim.
La società può contare attualmente su un archivio comprendente 25.000 medici in Francia ed in Inghilterra, i quali - in cambio dell´informatizzazione gratuita del rispettivo ambulatorio - inviano ogni giorno i dati relativi ai propri pazienti. Tale informatizzazione comprende tanto l´hardware quanto il software che consente di recuperare e trattare i dati in oggetto. "Ma i dati restano del tutto anonimi e riguardano esclusivamente la tipologia degli interventi terapeutici e gli esami prescritti, insiste Jean-Claude Labrune. Il nome dei pazienti non viene utilizzato. Le informazioni raccolte permettono successivamente ai laboratori di verificare l´efficacia di un determinato farmaco in funzione delle singole patologie e del profilo dei pazienti." E subito aggiunge, a scanso di eventuali malintesi: "Per un laboratorio, i dati sanitari rivestono interesse esclusivamente a fini statistici, e non commerciali."

 

Chi vigila sulla rete?
(traduzione di un articolo del Time del 19 aprile)

Le società high-tech amano pubblicizzare  i loro nuovi gadgets tecnologici come se dovessero  rendere migliore la vita di ognuno di noi. Sono meno sollecite, tuttavia,  nel discuterne gli aspetti negativi. Per esempio, il software della  Sun´s Jini promette di  collegare tutto dai p.c. alla videocamere ad Internet. Ma questo beneficio ha anche un costo: Jini  assegna anche un numero di identificazione ai dispositivi quando si connettono rendendo possibile la registrazione delle attività dell´utente e scoprire la sua identità.
Parte di questa informazione è necessaria  per permettere l´interazione e garantire la sicurezza delle transazioni, la protezione del copyright, o per semplice convenienza. Ma alcune tracce digitali possono essere utilizzate per scopi commerciali, per tracciare un profilo dell´utente, per scopi politici da un regime totalitario, per perseguire dissidenti  o a scopi razziali.
Dunque il pericolo di abuso sta portando alcune Autorità governative europee a sostenere che nessun dato personale debba essere raccolto attraverso Internet senza l´espresso consenso degli utenti, posizione che richiederebbe una revisione di software e hardware per regolare l´accesso ad Internet. " Vogliamo segnalare ai provider che la raccolta surrettizia di informazioni attraverso Internet è assolutamente illegale" dice il Garante olandese  Peter Hustinx, presidente del Comitato Europeo delle Autorità per la protezione dei dati. "E´ interesse dell´industria dell´hardware e del software  creare prodotti che permettano ai loro utenti di agire in modo legalizzato".
Il gruppo di Hustinx suggerisce che i software che permettono di navigare possono essere modificati in modo da permettere, ogni volta che un utente manda una richiesta o riceve una pagina web, di poter sapere quali dati personali verranno trasferiti e per quale scopo. Il gruppo è anche preoccupato dell´uso scorretto dei cosìddetti "cookies", le targhette di identificazione digitale che seguono gli utenti mentre navigano all´interno dei siti web e permettono agli operatori di tracciare un profilo degli interessi dell´utente e della sua situazione finanziaria.
Le proposte europee fanno parte di un movimento crescente che tende a sottrarre alle società su Internet il controllo delle informazioni ottenute in rete. Il governo americano ed europeo hanno un approccio radicalmente differente alla protezione dei dati. La Commissione Europea ha emanato una direttiva lo scorso ottobre che da ai regolatori nazionali ampi poteri di controllo su quali tipo di dati potessero essere elaborati all´estero e per arginare l´export di dati personali verso paesi come ad esempio gli Stati  Uniti che offrono una protezione inadeguata. Il governo Usa, che sta negoziando un compromesso sull´argomento con la Commissione, si affida sostanzialmente all´autoregolamentazione dell´industria.
I sondaggi mostrano come gli utenti, sia in Europa che negli Stati Uniti, siano riluttanti a operare transazioni commerciali in rete senza garanzie di tutela dei dati. E hanno messo in chiaro che non compreranno prodotti con meccanismi interni  che permettano di seguire  scie  elettroniche. La rivolta aperta nelle ultime settimane ha costretto Intel e Microsoft  a  disattivare tali tecnologie nel microprocessore Pentium 3 della Intel  e nel sistema operativo Windows 98. Le società di  Internet concordano di dover trovare meccanismi e modalità per proteggere i dati personali all´interno delle loro tecnologie. La piattaforma del progetto  per la priorità della privacy, coordinata dal consorzio del World Wide Web  e sostenuta da società come la Ibm, mira a permettere agli utenti di essere informati sulle modalità per la protezione della privacy e di controllare quali informazioni stanno trasferendo. Ma Peter Fleischer, legale della Microsoft incaricato della politica dell´azienda per il rispetto e l´implementazione della privacy, avverte che troppa privacy limita la fruibilità di Internet, rende più rischioso e costoso fare transazioni on line. E´ diverso invece assicurarsi che nessuno possa avere accesso ai tuoi dati sanitari on line e avere la notificazione ogni volta che un sito web identifica il navigatore che si sta utilizzando. "Troppa informazione inoltre annoia e confonde le persone" dice Fleischer. "E´ come se ogni volta che si entra in macchina fosse necessario leggere l´intero manuale prima di accendere il motore".
I costi e la commerciabilità devono essere presi in considerazione. Mettere la protezione dei dati interamente a carico delle tecnologie travisa la realtà economica di Internet e può portare alla "balcanizzazione" del commercio elettronico aggiunge Chris Kuner. avvocato della sede di Bruxelles dello studio Morrison and Foerster che rappresenta le società americane di high- tech. Infine, secondo un documento dell´OECD sulla protezione dei dati, pubblicato il mese scorso, la tecnologia non può  sostituire le soluzioni legali alla protezione dei dati,  come la contrattualistica e la regolamentazione per legge. Per il momento gli Stati Uniti e l´Europa rimangono più lontani che mai su questi argomenti legali facendo sì che la protezione dei dati rimanga un argomento controverso e al centro dell´attenzione per i  prossimi tempi.

 

La fine della privacy
(prima parte di un´inchiesta pubblicata sull´ Economist del 1° maggio)

Ricordate, qualcuno vi tiene sempre sott´occhio. Usate i contanti quando vi è possibile. Non comunicate il numero di telefono, il numero della previdenza sociale o l´indirizzo se non quando assolutamente necessario. Non compilate questionari e non rispondete a chi vuole vendervi prodotti per telefono. Esigete dalle imprese di credito e dalle società di commercializzazione dati di conoscere tutte le informazioni di cui dispongono nei vostri riguardi, di far correggere eventuali errori e di togliere il vostro nominativo da elenchi di destinatari dei prodotti offerti. Controllate spesso la vostra cartella sanitaria. Se sospettate che un ente governativo abbia un fascicolo contenente dati che vi riguardano, chiedete di visionarlo. Bloccate la funzione di identificazione delle chiamate sul vostro telefono, e non fate inserire in elenco il vostro numero. Non usate mai i varchi elettronici per il pagamento di pedaggi stradali. Non lasciate mai acceso il cellulare - i vostri movimenti possono essere ricostruiti. Non utilizzate carte di credito o di debito per fare acquisti presso supermercati. Se dovete servirvi di Internet, cifrate la posta elettronica, rifiutate tutti i "cookies" e non indicate mai il vostro vero nome nel registrarvi presso i vari siti Web. Meglio ancora, usate il computer di qualcun altro. Nelle ore di lavoro, partite dal presupposto che tutte le chiamate, i messaggi nelle caselle vocali, la posta elettronica e l´uso del computer vengono continuamente monitorati.
Sembrano le elucubrazioni paranoiche di Unabomber, ma in effetti si tratta dei consigli offerti dai più zelanti fra gli attuali sostenitori della privacy. In un mondo sempre più cablato, ciascuno di noi crea di continuo informazioni che lo riguardano e che vengono registrate e spesso vendute o associate ad informazioni provenienti da altre fonti. L´obiettivo dei difensori della privacy non è eccessivo; chi decidesse di adottare le precauzioni indicate non farebbe altro che cercare di garantirsi un livello di riservatezza di cui tutti godevano fino a 20 anni fa. Eppure un comportamento del genere oggi sembrerebbe davvero rasentare l´ossessione paranoica.
E´ un segno della rapidità con cui le cose sono cambiate. Tentare di ripristinare il livello di riservatezza diffuso a tutti i livelli negli anni ´70 è come inseguire una chimera. Lo sviluppo delle tecnologie informatiche procede in modo talmente spedito che è difficile prevederne le applicazioni future. Ci sono però alcune linee di tendenza già oggi nettissime. Il volume di dati personali registrati continuerà a crescere in modo esponenziale; le controversie in materia di riservatezza si faranno più aspre, e si intensificheranno i tentativi di porre un freno alla società della sorveglianza attraverso nuove disposizioni di legge. I consumatori dovranno affrontare costi maggiori per i servizi che garantiscono il rispetto della loro riservatezza, e le tecnologie di protezione della riservatezza avranno sempre più mercato.
Continuamente sotto osservazione
Ma ci arrischiamo a fare una previsione: tutti questi sforzi per respingere la marea montante delle interferenze elettroniche nella vita privata sono destinati al fallimento. Può darsi che garantiscano una breve pausa di sollievo a chi è seriamente intenzionato a tutelare se stesso, costi quel che costi. Ma di qui a 20 anni la maggioranza della gente scoprirà che la riservatezza che oggi diamo per scontata sarà altrettanto difficile da raggiungere del livello di privacy esistente negli anni ´70. Alcuni faranno gli indifferenti dicendo "Chi se ne importa? Non ho niente da nascondere"; molti altri saranno però turbati dall´idea che gran parte dei propri comportamenti lascia una traccia permanente e facilmente ricostruibile. Bisognerà partire dal presupposto puro e semplice che la privacy non esiste più. Si tratterà di uno dei maggiori mutamenti sociali dell´epoca moderna.
Il destino della privacy è segnato per lo stesso motivo che ha portato alla sua rapida erosione nel corso dell´ultimo ventennio. Messi davanti alla prospettiva della sua scomparsa, molti potrebbero trovare preferibile la rinuncia agli enormi benefici che promette la nuova economia dell´informazione. Di fatto, non ci sarà però la possibilità di scegliere. Ciascun beneficio conseguibile - strade più sicure, minori costi di comunicazione, maggiori opportunità di divertimento, servizi pubblici migliori, esercizi commerciali più comodamente raggiungibili, disponibilità di una gamma più ampia di prodotti - sembrerà valere la perdita di un altro pezzetto dei propri dati personali. La privacy è un valore residuale, difficile da definire o tutelare in astratto. L´effetto complessivo di questi baratti - ognuno dei quali esercita di per sé un potere di attrazione - sarà la fine della privacy. Per un motivo analogo, i tentativi di proteggere la privacy attraverso nuove disposizioni di legge sono destinati al fallimento - come già è avvenuto in passato. La direttiva sulla protezione dei dati approvata dall´Unione europea, che ne costituisce l´esempio recente più significativo, attribuisce ai singoli un potere di controllo sui propri dati personali che non ha precedenti.
Potrebbe essere uno strumento di tutela rispetto alle violazioni più eclatanti della privacy, ma c´è da dubitare della possibilità effettiva di applicarne le disposizioni se saranno in troppi a tentare di farvi ricorso. Già oggi gli europei fanno capire di non avere intenzione di applicare le rigide disposizioni della direttiva per quanto riguarda gli USA, dove vigono forme meno rigorose di tutela.
Regolamentare la proliferazione di database e il fiorente commercio di dati non sarebbe soltanto costoso di per sé: comporterebbe un aggravio enorme per l´intera economia. Inoltre, questa legislazione si basa su un principio del tutto nuovo: quello per cui le persone hanno un diritto proprietario sulle informazioni che le riguardano. Un´applicazione estesa di tale diritto ne farebbe un elemento ostativo alla creazione di una società aperta; esso finirebbe per costituire una minaccia non solo per il commercio, ma anche per la libertà di stampa e per gran parte delle attività politiche - per non parlare delle normali conversazioni. E´ più probabile che la nuova normativa verrà utilizzata non tanto per ostacolare la registrazione e la raccolta di dati, quanto per individuare chi usa queste informazioni per scopi impropri. Per fortuna, la stessa tecnologia che sta distruggendo la privacy rende più facile anche individuare gli spioni, scoprire le truffe, perseguire i criminali e chiedere conto allo Stato dei comportamenti adottati. In ultima analisi tutto ciò potrebbe certo implicare meno privacy - ma anche più sicurezza per chi rispetta la legge.
Quali che saranno i nuovi mezzi giuridici di tutela, la scelta di non partecipare alla raccolta delle informazioni non può che divenire sempre più difficile e meno appetibile. Se la maggioranza delle strade in città saranno tenute sotto controllo da videocamere intelligenti in grado di identificare i criminali, chi mai vorrà abitare in una strada che ne è priva? Se la maggioranza di noi si porterà dietro l´anamnesi medica su un tesserino di plastica che i servizi di pronto soccorso finiranno per trovare indispensabile, il rifiuto di portare con sé questo tesserino potrebbe avere conseguenze letali. Per avere un assaggio del mondo che verrà, provate a noleggiare un´automobile o a prenotare una camera in un hotel di alto livello senza usare la carta di credito.
In un certo senso, il futuro sarà forse uguale al passato, quando pochi, tranne i ricchi, potevano permettersi il lusso della privacy. Per le generazioni precedenti, la fuga dall´ambiente claustrofobico del paese, in cui tutti sanno tutto di tutti, verso il relativo anonimato della città ha rappresentato uno degli aspetti più liberatori della vita moderna. Ma l´era dell´anonimato urbano già sembra un semplice intermezzo storico. C´è però una differenza fra il passato ed il futuro: nel paese, tutti che sapevano tutto di tutti. In futuro nessuno potrà sapere con certezza chi è a conoscenza di fatti che lo riguardano. Tutto ciò sarà poco piacevole, ma probabilmente il consiglio migliore che si può dare è quello di farci l´abitudine.

Scheda

Doc-Web
49052
Data
03/05/99

Tipologia

Newsletter