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Intervista a Guido Sforza - "Non cediamo i dati dei nostri figli minori Il mercato suggerisca sistemi di controllo"

Intervista a Guido Sforza - "Non cediamo i dati dei nostri figli minori Il mercato suggerisca sistemi di controllo"
Intervista a Guido Scorza, Componente del Garante per la protezione dei dati personali
(Di Matteo Scardigli, Il Tirreno, 26 gennaio 2021)

La morte di una bimba di 10 anni a Palermo per una sfida raccolta da tik Tok, due minorenni scappate di casa insieme, e ora un ex insegnante di 57 anni che adescava bambini anche a Carrara, Firenze, Lucca e Pistoia. Tre fatti di cronaca che coinvolgono giovanissimi utenti di TikTok. La piattaforma cinese (ma con un amministratore delegato americanissimo) è entrata nel mirino del Garante per la protezione dei dati personali, che prima ha emesso un provvedimento di blocco fino al 15 febbraio del trattamento dei dati degli utenti (andando a colpire il social network per gli approvvigionamenti pubblicitari) e ora si prepara all'eventuale battaglia legale nei tribunali internazionali. Passando le carte ai colleghi irlandesi (dove si trova la sede europea dell'azienda). In passato la creatura dell'azienda ByteDance era già stata oggetto di controversie in molti paesi del mondo, la più nota delle quali rimane l'intervento dell'ex presidente Usa Donald Trump, e ora per il colosso di Pechino si staglia all'orizzonte una "super-multa" italiana pari al 4% del fatturato annuo globale. Secondo un articolo dell'agenzia di stampa britannica Reuters, a novembre ByteDance era sulla buona strada per realizzare, nella sola Cina e solo in termini di introiti pubblicitari, un fatturato di 22,35 miliardi di euro. Abbiamo chiesto a Guido Scorza, avvocato, professore a contratto di diritto delle nuove tecnologie e relatore del prowedimento del Garante, quali sono i possibili scenari.

Avvocato, di fronte abbiamo un'azienda cinese che eroga un servizio in Italia (e in Europa) anche da una sede oltreoceano. Quale legge si applica?

«Applichiamo la disciplina europea per la quale conta il paese di destinazione del servizio. La questione non è controversa, i gestori stessi della piattaforma riconoscono il Gdpr (il regolamento generale sulla protezione dei dati)».

Se lo riconoscono, perché il Garante ha emesso il provvedimento?

«TikTok applica e segue le norme del Gdpr, o almeno non sostiene di non doverlo applicare. Bisogna, però, vedere come lo applica. Il nostro prowedimento cautelare si basa sul dubbio che lo stia violando. È come un guidatore abituato ai tratti delle autostrade tedesche in cui non c'è il limite di velocità, che poi prosegue sulle autostrade italiane: riconosce che il limite c'è ma non è detto che lo rispetti».

Cosa contestate aTikTok?

«Muoviamo due contestazioni. La prima: che raccolga e usi i dati personali di utenti che hanno meno di 13 anni (per iscriversi al social bisogna essere più grandi): questo è vietato. La seconda: che la sua politica sulla riservatezza non è chiara. Non si possono trattare i dati personali degli utenti di cui non si sia verificata l'età e, se l'utente ha meno di 13 anni, il contratto che regola il trattamento dei dati personali non ha base giuridica».

Che cosa succede quando il bambino mente sull'età? E come fa TikTok a controllare?

«L'utente minore di 13 anni non rischia nulla dal punto di vista normativo (non è punibile per legge). Rischia nei confronti del gestore della piattaforma che può contestargli di aver detto il falso, e soprattutto rischiadi trovarsi in un mondo che non ha gli strumenti per capire. Noi vigiliamo sulla "accountability" di TikTok, cioè sulla responsabilizzazione della piattaforma che, in base alle informazioni di cui già dispone, può desumere l'età reale grazie agli algoritmi e distinguere cosi un bambino di nove anni rispetto a un ragazzino di 14. Con un margine di errore a quel punto scusabile».

Non ci sono altri sistemi per verificare l'età?

«Al momento no e noi non ne suggeriamo, ci aspettiamo che arrivino dal mercato».

Alcuni politici sostengono che per iscriversi a un social network bisognerebbe inserire un documento. Lei che cosa ne pensa?

«Per noi questa non è la soluzione, non è applicabile ne potrebbe essere gestita in modo uniforme a livello globale. Inoltre porterebbe alla creazione di anagrafì parallele, alla schedatura di massa; il che, su una piattaforma indirizzata proprio ai preadolescenti, è assolutamente da evitare».

La questione quindi è molto delicata. Nel frattempo TikTok vi ha risposto in qualche modo? Che tempi ha per farlo?

«Il provvedimento che il Garante ha emanato è efficace dal momento della notifica, dopodiché la legge non stabilisce un tempo limite per rispondere. Al momento TikTok non ha risposto, in cuor nostro ci siamo dati 3 o 4 giomi lavorativi prima di procedere ulteriormente».

Come farete a verificare che l'azienda si adegui? E se non si dovesse adeguare?

«Chiederemo a TikTok le evidenze. In questo momento poi l'attenzione è altissima, e possiamo controllare la situazione grazie alle molte segnalazioni dei genitori. Inoltre potremo fare simulazioni noi stessi o assegnarle alla guardia di finanza. Se Tik Tok non dovesse adeguarsi il Garante può emettere un altro provvedimento di sospensione fino a un massimo di tre mesi».

A questo punto quali sono le opzioni diTikTok?

«Credo che l'azienda risponderà a breve, in caso contrario può restare in silenzio e continuare sulla sua strada oppure impugnare il provvedimento. Nel primo caso diremo ai colleghi del Garante della Privacy in Irlanda, dove si trova la sede europea dell'azienda, che Tik Tok ha violato un atto dei loro omologhi italiani, e loro potranno avviare un provvedimento di merito contro Tik Tok, multando il colosso con una sanzione fino al 4% del fatturato annuo. Se invece ci sarà l'impugnazione del provvedimento italiano, l'azienda dovrà avviare il procedimento nei tribunali del nostro paese. Ma io credo che finirà per adeguarsi».