L'altolà di Valditara sul registro elettronico. "No alle pubblicità" -...
L'altolà di Valditara sul registro elettronico. "No alle pubblicità" - Intervista ad Agostino Ghiglia
L'altolà di Valditara sul registro elettronico. "No alle pubblicità"
Il ministro interviene dopo l'inchiesta de La Stampa: "Valutiamo un software unico". Allarme dall'Autorità della Privacy: "Chiarezza su chi gestisce i dati delle famiglie"
Intervista ad Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali
(Di Elisa Forte, La Stampa, 7 marzo 2025)
«È inaccettabile che sul registro elettronico compaia della pubblicità. Questo lo dico al di là del caso specifico. È improprio che su uno strumento scolastico vi siano giochi elettronici e pubblicità».
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara interviene all’indomani dell’inchiesta de La Stampa sull’estensione “MyTools” del registro elettronico ClasseViva, che contiene pubblicità e giochi elettronici. Parole che ristabiliscono i confini di ciò che si può fare e cosa non si dovrebbe fare su uno strumento ufficiale destinato alle attività scolastiche e alle comunicazioni scuola-famiglia. Ma vediamo cosa è successo: Giovanna Garrone, project manager di Torino, navigando sull’app del nuovo registro elettronico della figlia, ora passata al liceo, si imbatte nella sezione My Tools: qui se acconsenti ad entrare ti imbatti in un mondo che non t’aspetti. Ti dimentichi di voti, ritardi, assenze e comunicazioni in bacheca. Puoi atterrare sullo Scuola Shop del Gruppo Spaggiari (il fornitore della piattaforma) oppure puoi giocare ai minigames. Puoi anche richiedere con un clic consulenze con lo psicologo o con la sessuologa. Possono farlo i genitori ma anche gli studenti. Spaggiari chiarisce che «l’estensione è attiva su accettazione dei dirigenti scolastici solo in 300 scuole e quindi raggiungibile da 200 mila genitori e 100 mila studenti» e non da tutti gli utenti del registro che sono un bel numero. ClasseViva è infatti utilizzato ogni giorno da 2,5 milioni di genitori, da un milione di studenti e da 300 mila insegnanti in 2.800 scuole, con n 2,5 milioni di contatti unici al giorno.
Numeri a parte, per molte associazioni, dal Cidi (Centro di iniziativa democratica degli insegnanti) all’Andis, l’associazione nazionale dei dirigenti scolastici, lo stupore resta. Dicono «no a pubblicità e giochi» e si appellano al ministro per chiedere «un registro unico comune». E Valditara cosa risponde? «I registri elettronici sin dal 2013 sono gestiti da società private: sono le scuole che li scelgono in virtù della loro autonomia. Il Ministero - spiega - sta facendo un’analisi per la valutazione dei costi benefici in termini di efficienza e di impatto economico sull’eventuale adozione di un software unico a livello nazionale per i registri elettronici». Resta aperto il dibattito su giochi e pubblicità.
«Non è pensabile che un registro scolastico possa diventare qualcosa di simile a un social network pieno di quella pubblicità che ci insegue ovunque», sottolinea la giornalista e scrittrice Marina Terragni, che da un paio di mesi è la neo Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. «La scuola - aggiunge - dovrebbe offrire e praticare modelli relazionali e pedagogici totalmente alternativi ai social, il cui accesso sempre più precoce è all’origine di seri problemi di comportamento e di apprendimento oltre che di disturbi psicologici».
«La scuola di mio figlio - racconta il componente del Garante per la Protezione dei Dati Personali Agostino Ghiglia - utilizza ClasseViva. Dopo aver letto la vostra inchiesta ho esplorato My Tools, qui viene chiesto il consenso, ma quello è un consenso meno libero perché lì mi trovo su uno strumento ad uso obbligatorio da parte di genitori e studenti. Chi è il titolare del trattamento di quei dati nell’estensione? Certo, non può essere la scuola che si trova il pacchetto preconfezionato, presumo che sia la piattaforma. Gestisce i dati delle famiglie? Per quanto tempo sono conservati? Poi mi sono imbattuto in pubblicità che contengono cookies. E come se io andassi sul sito dell’Agenzia delle Entrate e mi trovassi la pubblicità dei salamini» conclude.
Ghiglia fa sapere inoltre che da gennaio l’Autorità della Privacy sta portando avanti ispezioni nelle scuole sui fornitori dei registri elettronici. E fra un paio di mesi si tireranno le somme. Contrario anche il sindacato DirigentiScuola: «Il registro elettronico nasce per scopi istituzionali – sottolinea il presidente Attilio Fratta - non certo per attività di marketing». Che in fin dei conti, se è vero che non c’è studente senza zaino (anche digitale), mica è detto che non ci possa essere zaino (digitale) senza marketing e pubblicità.
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