Telemarketing molesto, strategie e difese per ridurre gli squilli
Telemarketing molesto, strategie e difese per ridurre gli squilli
Telemarketing molesto, strategie e difese per ridurre gli squilli
Contro le pratiche illegali. Cautela nei consensi online e iscrizione al Registro delle opposizioni. Possibile inviare segnalazioni e reclami al Garante privacy
IlSole24Ore del 28 settembre 2026. Di Valentina Maglione
Dagli inviti a cambiare operatore telefonico o fornitore dell’energia o del gas alla promozione di cure, servizi o prodotti vari, fino alle offerte di prestiti o finanziamenti. Ogni giorno le chiamate di telemarketing e teleselling fanno squillare milioni di telefoni fissi e cellulari. I tentativi di contatto non viaggiano solo sul canale “voce”, ma arrivano anche tramite gli sms e le piattaforme di messaggistica. E se per tutti la chiamata non desiderata è un disturbo, per alcuni si può tradurre in un danno quando, ad esempio, porta ad attivare un contratto oneroso. Si tratta di un fenomeno difficile da arginare, nonostante gli interventi su più fronti messi in campo negli ultimi anni e i risultati ottenuti.
Filiere opache
In prima linea contro le pratiche aggressive di telemarketing c’è l’Autorità garante della privacy, presieduta da Pasquale Stanzione. Il Garante, con la sua attività istruttoria, ha in molti casi ricostruito filiere contrattuali complesse e opache, che spesso hanno all’ultimo anello call center abusivi, in quanto non iscritti nel registro degli operatori della comunicazione (Roc). Dal 2018, anno di entrata in vigore del Gdpr (il regolamento Ue sulla protezione dei dati), l’Autorità ha irrogato a diverse grandi società sanzioni per più di 183 milioni di euro. Un’attività che si basa sul principio dell’accountability, ossia della responsabilizzazione delle grandi aziende che commissionano le campagne di telemarketing: a loro è richiesto di verificare che la filiera che opera in loro nome rispetti la legge.
Il Garante privacy può essere allertato da chi è vittima di telemarketing aggressivo. All’Autorità è infatti possibile segnalare (compilando un modello online) di aver ricevuto telefonate moleste: nel 2025 le segnalazioni sono state 104.433 e 37.313 da gennaio a giugno 2026. Invece, quando c’è una violazione del Gdpr, si può presentare un reclamo, dopo avere fatto un “interpello preventivo” a chi ha commesso la violazione.
In alternativa al reclamo, è possibile ricorrere al giudice ordinario: e questo è l’unico canale che consente di chiedere il risarcimento del danno.
Le situazioni a rischio
Proprio le istruttorie condotte dal Garante privacy hanno rivelato che tra i bersagli tipici delle telefonate spam ci sono i clienti che hanno appena cambiato operatore o fornitore di luce e gas. Così, lo scorso anno, il Garante ha irrogato sanzioni per 3,85 milioni di euro alle società coinvolte in un caso in cui venivano utilizzate liste – ottenute in modo illecito – di clienti che avevano di recente cambiato gestore energetico. Gli operatori di call center li contattavano prospettando inesistenti disguidi tecnici nel passaggio tra gestori per spingerli ad attivare una nuova fornitura.
Occorre poi fare attenzione ai consensi a essere contattati che si danno navigando sul web. Le istruttorie del Garante hanno rivelato che spesso le attività di telemarketing e di teleselling sono realizzate sulla base di dati acquisiti tramite i form presenti online, ad esempio sui siti di comparazione o sui social network, con informative generiche e poco trasparenti; l’Autorità ha dichiarato illegittimi i “consensi omnibus” e ha affermato che, anche quando sono gli utenti a chiedere di essere ricontattati, gli operatori si devono assicurare che i loro diritti siano rispettati.
Principi fondamentali, certo, che però si scontrano con operatori sempre più attivi, che ora possono anche avvalersi degli strumenti di intelligenza artificiale: ad esempio per comporre i numeri riducendo le perdite di tempo e per automatizzare il primo contatto.
Le barriere
Un aiuto viene dalla tecnologia: i cellulari permettono di bloccare i numeri “molesti”. Un rimedio utile, ma non risolutivo, dato che le combinazioni possibili sono infinite. Va poi ricordato che dal 2022 è operativo il Registro pubblico delle opposizioni, attivato dal ministero dello Sviluppo economico, a cui è possibile iscrivere i numeri fissi, mobili e gli indirizzi postali. Con l’iscrizione (online: oggi i numeri iscritti sono 33 milioni) ci si oppone al trattamento dei dati, tramite chiamate o messaggi o posta, per comunicazioni commerciali o vendite. E si annullano tutti i consensi a farsi contattare dati in precedenza (con l’eccezione dei gestori attuali o appena lasciati).
L’iscrizione al Registro di sicuro ha l’effetto di fermare alcune comunicazioni di telemarketing, soprattutto se si rinnova periodicamente per annullare i consensi dati nel frattempo. Tuttavia, l’iscrizione non blocca le chiamate fatte dai call center illegali, che operano senza tenere conto del Registro. Né in questi casi è d’aiuto il Codice di condotta per il telemarketing, adottato dalle associazioni di categoria per promuovere la legalità nel settore. Prosegue però la ricerca di soluzioni per tentare di contrastare le telefonate spam. Contro le realtà abusive l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) l’anno scorso ha attivato in due step il filtro anti-spoofing, un meccanismo a livello di rete in grado di bloccare i numeri di telefono “mascherati” e non richiamabili: lo stop opera dal 19 agosto 2025 per le chiamate internazionali che simulano un numero fisso italiano e dal 19 novembre per quelle travestite da numero mobile italiano.
Da ultimo è stato il decreto Bollette (decreto legge 21/2026) a tentare di mettere un freno al telemarketing aggressivo. Ha infatti vietato le chiamate telefoniche per proporre contratti di fornitura di energia elettrica e gas, a meno che non ci sia alla base una richiesta del cliente. Le violazioni possono essere segnalate al Garante privacy o all’Agcom.
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