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Garante privacy: telemarketing indesiderato, una chiamata ogni 5 minuti

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Garante privacy: telemarketing indesiderato, una chiamata ogni 5 minuti

Nel 2025 oltre 104 mila segnalazioni. Nei primi sette mesi del 2026 sono state più di 37 mila, oltre 170 al giorno. Serve più tutela dei consumatori

Il Sole24 Ore del 20 ottobre 2026

Nel 2025 sono arrivate al Garante privacy oltre 104 mila segnalazioni di chiamate indesiderate: una ogni cinque minuti, e nei primi sette mesi del 2026 sono state più di 37 mila, oltre 170 al giorno. Lo ha reso noto Agostino Ghiglia, componente del Collegio del Garante della privacy, intervenendo questa mattina al convegno «Vita digitale e dati personali», promosso dallo stesso Garante in un incontro pubblico con le Associazioni dei consumatori. L'evento, realizzato in collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, si è svolto a Roma, all'Auditorium della Tecnica.

«Dietro quelle telefonate c'è un mercato nero in cui i dati personali sono diventati merce di scambio. In uno solo dei casi che abbiamo sanzionato, una filiera aveva effettuato in due anni circa 70 mila contatti promozionali e fatto stipulare 50mila contratti. Su questo fronte - ha detto Ghiglia - dal 2020 abbiamo irrogato sanzioni che superano complessivamente i 200 milioni di euro ma non ci siamo limitati a questo e, di fronte alle violazioni più sistematiche, abbiamo disposto la confisca delle banche dati, sottraendo alle filiere abusive il loro stesso capitale. Un consistente patrimonio informativo, acquisito illecitamente, che in questo modo non può più essere rimesso in circolazione, nemmeno attraverso terzi».

La posta elettronica

Ma la guardia va tenuta alta non solo quando l'interferenza è più evidente, ma anche quando la “molestia” è meno vistosa: «Se una telefonata indesiderata è un'intrusione che tutti avvertono, ve ne sono altre che passano del tutto inosservate, e in quei casi il primo compito dell'Autorità è portarle alla luce», ha spiegato Ghiglia. «È il caso della posta elettronica: ogni giorno riceviamo decine di e-mail, tra newsletter, offerte e comunicazioni di servizio, e in moltissime può celarsi un'immagine grande quanto un solo pixel, trasparente e invisibile. All'apertura del messaggio quel pixel comunica al mittente che lo abbiamo consultato, quando, quante volte e con quale dispositivo, senza che noi ce ne accorgiamo. Il consumatore può smettere di sentirsi solo se Autorità e associazioni imparano a lavorare come una rete».

Il rischio “Grande Fratello”

Il rischio segnalato dal Presidente dell'autorità garante della privacy, Pasquale Stanzione, è quello di un “Grande fratello” che disegna il nostro identikit. «In assenza di uno statuto forte della protezione dei dati, la società digitale rischia di divenire la società della schedatura e della profilazione e la rete, da straordinaria risorsa democratica, può degenerare in strumento di sorveglianza globale da parte dei grandi poteri economici». La digitalizzazione non solo dell'economia ma, direi delle nostre vite - ha continuato il Garante - «ha lasciato emergere con forza nuove esigenze di tutela che le categorie giuridiche tradizionali faticano a soddisfare, dimostrando l'urgenza di una rivisitazione delle forme di protezione del contraente debole».

L'intelligenza artificiale

In questo contesto gioca un ruolo anche l'intelligenza artificiale. «Con la diffusione, sempre più rilevante, dell'IA, le reciproche sinergie e interrelazioni tra protezione dei dati e tutela consumeristica stanno divenendo sempre più profonde. Entrambe, infatti - ha affermato il presidente dell'Authority - sottendono una comune istanza riequilibratrice rispetto alle asimmetrie e alle distorsioni del sistema socio-economico, determinate da un contesto socioeconomico così profondamente mutato dalle nuove tecnologie. Garantire il diritto alla protezione dei dati significa impedire l'esercizio di poteri incontrollati, fondati sullo sfruttamento di quanto di più privato abbiamo, riequilibrando almeno in parte il rischio di rifeudalizzazione dei rapporti sociali».